domenica 19 ottobre 2008

"Poveri e felici": i suggerimenti di quattro esperti per sopravvivere alla crisi finanziaria mondiale


Alla crisi finanziaria di questi tempi si può sopravvivere. Non lo dico solo io, che potrei pure essere tacciata di mero ottimismo. 







In questo articolo pubblicato sulla Stampa, ben quattro esperti dispensano suggerimenti nei loro rispettivi  settori di competenza, accomunati dall'intento di fugare ansie ed inquietudini legate al crac finanziario globale. 

Carlo Mazzola, economista e presidente del sito per risparmiatori NoRisk, illustra come comportarsi in tempo di bufera finanziaria: se e cosa vendere, ma anche che cosa comprare, mentre Luigi Simonazzi, responsabile economico della Coldiretti di Milano e Lodi, aiuta a fare una spesa alimentare più economica e di alta qualità. Per ridurre gli sprechi nella vita quotidiana in famiglia senza intaccare il tenore di vita, ecco il vademecum di Michele Cavuoti, responsabile Indagini di Altroconsumo, ed infine Paola Vinciguerra, psicologa e presidente di Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico, illustra quali sono le reazioni emotive generate dalla crisi e come si possono vincere

Prima di lasciarvi alla lettura dell'articolo, è sull'aspetto emotivo che voglio soffermarmi. Secondo la dottoressa Vinciguerra, la crisi economica può essere un'opportunità per migliorare ed esprimere meglio se stessi. Davvero, esiste una ricetta per diventare un 'povero felice', salvando la salute ed evitando depressione e ansia: chi, colpito dal terremoto finanziario è costretto a stringere la cinghia, può sfruttare la nuova condizione per avere una vita più ricca perché fatta di emozioni, di istinti da seguire, di mete emotive da raggiungere.

Io ne ero già convinta, ed è una bella conferma. Un altro discorso sono le disuguaglianze e i casi estremi di povertà, di cui ho parlato in questo post.

Tu cosa ne pensi?

venerdì 17 ottobre 2008

Stand Up - Take action. Alziamoci in piedi contro la Povertà

"La povertà è una delle principali minacce della società. E' il terreno su cui prolificano il terrorismo, i conflitti armati, il degrado ambientale, le malattie transnazionali e il crimine organizzato. Le cooperazione allo sviluppo fa parte della soluzione a questa sfida mondiale ed inizia con l'assistenza allo sviluppo".
Sono parole di Angel Gurrìa, Segretario Generale dell'Ocse. Le ho riprese dal sito italiano della Campagna del Millennio. La conoscete?

In ogni caso, ecco un riassunto. 
 
Le Nazioni Unite hanno fissato al 2015 la data per raggiungere una serie di obiettivi:

- eliminare la fame e la povertà
- assicurare l’educazione universale primaria
- promuovere la parità fra i sessi
- ridurre la mortalità infantile
- migliorare la salute delle gestanti
- ridurre l’incidenza dell’AIDS e delle principali malattie pandemiche
- assicurare la sostenibilità ambientale
- lavorare insieme per lo sviluppo umano

Mancano sette anni a quella data. La crisi finanziaria che è balzata in questi giorni sotto i riflettori della cronaca rappresenta un segnale da cogliere per cambiare marcia, per respingere sentimenti di paura e crescere in consapevolezza. Un cambiamento è possibile, non è facile perché la complessità caratterizza la società attuale, ma credo che sia davvero possibile.
Due sono per me le parole chiave: informazione ed azione. Conoscere ed agire, in maniera consapevole.

Questo post rappresenta la mia partecipazione "formale" alla Campagna del Millennio, che si è aperta ieri e si conclude il 19 ottobre. 

E' questo il mio "alzarmi in piedi" virtuale, che si affianca a quello fisico nella vita di tutti i giorni, per dire che la povertà è qualcosa che interessa tutti e che possiamo fermarla. Tutti insieme.

L’Italia, per chi non lo sapesse, è l'ultima fra le nazioni ricche nell'impegno a favore dei Millenium Development Goals. La mobilitazione delle persone è altra cosa da quella dei governi. Nel nostro paese, in undici piazze di altrettante città (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Gubbio, Milano, Palermo, Roma, Trento e Venezia) sono in programma una serie di eventi (qui il calendario). Volete dei buoni motivi per partecipare? 

Eccone sette:

1. Stand Up! Per chiedere al governo più aiuti e migliori ai più poveri
2. Stand Up! Per chiedere a Governo e Parlamento di annullare gli ingenti tagli alla cooperazione previsti dal decreto legge n. 112 del 25/6/08
3. Stand Up! Per l'oltre un miliardo di persone che vivono con meno di 1 euro al giorno
4. Stand Up! contro la povertà e per il raggiungimento degli Obiettivi Millennio
5. Stand Up! Per chiedere al Governo Berlusconi di rispettare i propri impegni contro la povertà
6. Stand Up! per non rimanere inermi di fronte alla povertà e ai diritti umani violati
7. Stand Up! perché è un gesto semplice che se verrà compiuto da milioni di persone in tutto il mondo non potrà essere ignorato dai nostri governi


Alziamoci in piedi!

sabato 11 ottobre 2008

6000 milioni di euro non regaliamoli più al Vaticano

Riprendo questo articolo trovato in rete, che mi sembra un ottimo spunto di riflessione sull'attuale situazione economica, in Italia e nel mondo. 
Al di là dell'implicazione "religiosa", trovo che sia rilevante la questione del meccanismo dell'8x1000 e la dichiarazione di papa Ratzinger sul valore del successo e dei soldi.
Tu cosa ne pensi?

* * * * * * * 
E' giunta l'ora di incazzarsi oppure no? Ogni anno oltre 6.000 (seimila) milioni di euro vengono regalati - re-ga-la-ti - dallo Stato Italiano allo Stato Vaticano, cioè ai preti. In cambio di cosa? di niente. Ogni anno il signor Joseph Ratzinger e la sua cricca di uomini in gonna, pizzi e merletti si mettono in tasca - grazie al furbesco meccanismo dell'8x1000 - la bellezza di 6.000 milioni di euro, nostri. I preti si pappano mezza finanziaria di soldi che appartengono a tutti noi cittadini italiani. Si tratta di un vero e grave sopruso e di una mancanza totale di rispetto, di lealtà e di onestà verso gli italiani soprattutto verso tutti quelli che sono angosciati dall'incubo delle rate del mutuo, dalle bollette da pagare, dall'affitto di casa, dal lavoro precario, dalla disoccupazione e dall'interminabile catena di incubi economici dalla quale non si arriva più né a fine mese, né a mezzo mese.
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Ed è anche naturale incazzarsi per l'affermazione cialtrona fatta dal signor Ratzinger il 6 ottobre 2008 al sinodo. Ecco il ridicolo commento di Ratzinger diffuso col solito suo accento tedesco e la sua faccia di bronzo: "Nella crisi delle grandi banche scompaiono i soldi, ma non sono niente, perché tutte le cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine. Lo ricordi chi costruisce la propria esistenza, solo sul successo, la carriera, e i soldi". Dargli del faccia di bronzo probabilmente è poco, ma ognuno sostituisca col termine che gli aggrada. Ci dobbiamo allora chiedere perché il signor Ratzinger non rinunci ai nostri soldi dell'8x1000, ma anzi ogni anno ce la meni a non finire con pubblicità martellante bussando a cassa, la nostra cassa? Perché lui, il signor Ratzinger, non fa invece un atto di coraggio, di lealtà e di onestà rinunciando al Concordato, quindi ai  nostri 6.000 milioni di euro annui? Se qualcuno glielo volesse chiedere lo può chiamare in Vaticano al numero di telefono: 066982, tanto non ha nulla da fare. Per sfornare simili idiozie non ci vuole alcuno studio speciale. Proprio quest'individuo medioevale agghindato in cuffietta rossa, mantellina di ermellino, sciarpa ricamata d'oro, scarpette di velluto, scettro intarsiato e patacche varie appese al collo (come i personaggi infantili e disturbati delle favole di Andersen) viene spudoratamente a darci lezione sull'inutilità dei soldi mentre l'altra sua mano è già aperta, avida e su un dito spicca un anello d'oro grande come una prugna. Ratzinger pretende, esige, vuole e si mette in tasca la somma colossale di 6.000 milioni di euro di tutti noi italiani. Una specie di super-pizzo di 6.000 milioni di euro che lo Stato Italiano, quindi tutti noi italiani, gli dobbiamo dare senza fiatare e a tutti i costi. Ci vuole una bella faccia da prete per dire quello che ha detto. E Ratzinger ce l'ha.
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In concreto, come si fa a risparmiare questi 6.000 milioni di euro ogni anno evitando di sprecarli e non farli entrare nelle tasche senza fondo dei preti? Se esiste ancora uno straccio di parlamento italiano eletto dai cittadini e un seppure miserevole governo e una seppure pietosa opposizione la soluzione è semplicissima. Bastano pochi minuti e il problema è presto risolto: cancellare il Concordato tra Stato Italiano e Vaticano. E' sufficiente la cancellazione del Concordato e la banda del Vaticano non sarà più mantenuta e foraggiata a spese di noi contribuenti italiani. Senza il Concordato i 6.000 milioni di euro restano in tasca all'Italia e finalmente con quei soldi ci si possono costruire scuole, ospedali, asili, istituti di accoglienza per anziani, di cose da fare certo non mancano in questa Italia alla canna del gas. Con tutti quei soldi si potrebbe dare vita ad almeno altre due nuove compagnie aeree di bandiera italiana funzionanti e moderne ogni anno. Altro che Alitalia! Ci potremmo permettere altre Alitalie, sistemare le strade che fanno schifo, fare funzionare i treni che fanno schifo e gli ospedali che fanno schifo.
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Se ci aspettiamo che i volponi del Vaticano non pretendano più i nostri 6.000 milioni di euro significa che siamo un popolo di italioti e di imbecilli. Il debito pubblico è altissimo, il recesso è in atto, le borse tracollano, la crisi economica ci sta inondando come uno tsunami, le banche falliscono e quelle che non falliscono fanno fallire le famiglie e i pensionati, ma nonostante tutto, da mentecatti, continuiamo imperterriti e testardi come muli a regalare 6.000 milioni di euro ogni anno agli stregoni del Vaticano.
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Sta a noi italiani esigere dallo Stato Italiano l'interruzione immediata del super-pizzo di 6.000 milioni di euro annui cancellando il Concordato. Così ci togliamo una volta per tutte questo cancro economico che ci assilla e fa regredire la nostra economia. Se non siamo buoni ad ottenere questo semplice atto dovuto, beh, allora significa che ci meritiamo ancora peggio di come stiamo. E dobbiamo incazzarci solo con noi stessi.
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Ennio Montesi

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